22.12.2015

Lettera a il giornale dell'Architettura

[leggi l'articolo su Il giornale dell'Architettura]


Gentile Direttore,
grazie per la risposta; il mio commento veramente era rivolto + che altro all'articolo introduttivo (articolo di fondo?) della redazione che commentava l'intervento. L'articolo di Cristina Donati l'ho letto a seguito della tua risposta e affronta solo alla fine questioni legate all'architettura (per altro non condivido assolutamente il riferimento con Antonello da Messina, che sembra funzionare solo in apparenza ma non nella sostanza); provo a rispondere comunque al tuo invito in modo sintetico: non condivido l'intervento in questione, pur rendendomi perfettamente conto della grande difficoltà della realizzazione, perchè rientra a pieno nella maggior parte della produzione architettonica contemporanea che inizialmente l'articolo di redazione sembra criticare:
- il vecchio edificio è stato direi quasi del tutto azzerato in tutte le sue qualità e prerogative spaziali e materiche dall'intervento di recupero: condivido a pieno quello che sostiene Francesco Venezia: l'architettura raggiunge il suo sommo livello e si rivela come tale quando diventa rovina; la fabbrica di Follonica lo era (rovina) o lo stava lentamente diventando, e dimostrava chiaramente in tale condizione di essere Architettura; viveva quindi uno stato diciamo di grazia (?), ma per necessità + pratiche doveva uscirne con un inevitabile intervento di recupero/ristrutturazione; e qua l'intervento in questione ritengo che faccia tabula rasa di tutto (sarebbe forse troppo analizzare nello specifico tutte le varie scelte progettuali che emergono dalle fotografie a confronto) e trasforma l'edificio in un edificio completamente nuovo, di perfezione quasi high tech, inserendovi tutto il possibile per renderlo asettico e astorico; intendiamoci, è difficilissimo per l'architetto intervenire, parte già in svantaggio: sa già che portandolo fuori dal suo status di rovina l'edificio perderà la sua aurea e quindi deve limitare i danni, ma in questo caso proprio non riesco a leggere alcuno sforzo fatto in questa direzione; il ragionamento da fare è comunque molto + ampio, mi fermo qua semplicemente aggiungendo quest'ultima considerazione: condivido il pensiero del professore Renato Rizzi che afferma che l'Architettura si fonda su Principio e Tecnica e quella contemporanea molto spesso tralascia il primo e si basa solo sulla seconda e credo che anche in questo caso ci sia solo tecnica.

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