03.01.2017

Il caso Gaudì (parte III)

L'architettura, strumento indispensabile

“L'architettura crea organismi che in quanto tali devono soggiacere alle leggi di natura; l'architetto non è che un collaboratore di Dio, che con umiltà serve la Creazione.”
[ Antoni Gaudì: scienza, arte e natura come linguaggio della fede ]

Antoni Gaudí mette in luce un diverso modo di intendere l'architettura. Nella sua visione essa è uno strumento nelle mani degli uomini per collaborare, in terra, alla Creazione di Dio. Una visione forte e precisa, cristiano-centrica. Mi preme fugare alcune possibili aree di confusione circa la sua opera. Gaudí non è un artista fantasioso ed estroso che procede a realizzare, in una sorta di delirio creativo, le sue idee, le immagini che ha nella sua mente. La sua forza compositiva è indubbia, ma sempre sostenuta da una precisa visione, quella cristiana, e da uno studio rigoroso, quello della geometria. La sua forza compositiva è indubbia, ma sempre sostenuta da una precisa visione, quella cristiana, e da uno studio rigoroso, quello della geometria. Nulla è lasciato al caso. Gaudí sembra fare suoi alcuni principi vitruviani (De Architectura libri decem), e propri della visione architettonica classica, nei quali si fa riferimento alle caratteristiche proprie dell'architettura e delle costruzioni. Scrive Vitruvio: tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza (firmitas, utilitas, venustas). La solidità si ottiene dalle fondamenta con la cura senza avarizia, nel lavoro e nella scelta dei materiali; l'utilità con la distribuzione degli spazi equa e corretta all'uso; la bellezza con la piacevole armonia della veduta delle parti e della simmetria. Si tenga presente che simmetria in Vitruvio non ha il significato che le diamo comunemente oggi: significa, infatti, non identità delle parti separate da un asse, ma commisurazione, proporzione tra le parti; si parla di dissonanze apparenti.
Gaudí procede secondo queste categorie, senza per questo venir meno ad una forza innovativa senza eguali. L'architetto coniuga tra loro la parte strutturale, quella funzionale e quella formale. Senza una di queste, è improprio parlare di architettura in una visione gaudiana. L'architetto deve affrontare e risolvere queste istanze, altrimenti non è architetto. Gaudí lo fa in una precisa direzione di senso, quella cristiana, che vede nella Creazione divina, la natura, il suo libro maestro (da cui, per esempio, deriva l'assoluta validità architettonica della colonna come elaborazione della lezione dell'albero). Ma è forse attraverso la spiegazione della luce, il più simbolico degli elementi naturali, che si comprende più a fondo il suo pensiero: la luce che raggiunge il culmine dell'armonia è inclinata di quarantacinque gradi; questa, essendo mediana, non colpisce i corpi in senso verticale e nemmeno in senso orizzontale, permettendone una visione perfetta comprensiva di tutte le sfumature.
Sono solo pochi e incompleti esempi di come Gaudí interpreta l'architettura, che meritano futuri approfondimenti.

Zeno Delaini
[ bottegadellaparola.com ]

Immagini: 1 di 1

torna all'elenco dei contenuti indietro